lunedì 10 novembre 2014

Gigi Proietti: Dio è sempre dalla parte degli ultimi

A 74 anni Gigi Proietti è ancora un autentico mattatore del palcoscenico oltre a incarnare il volto di una romanità guascona. Due le occasioni nelle quali ha interpretato personaggi che si rifanno ad appassionanti figure del cristianesimo. 

Nel 2010 è stato San Filippo Neri in Preferisco il paradiso, mentre l'anno scorso nella fiction L'ultimo papa re ha vestito i panni del cardinal Colombo, capo della polizia pontifica nella Roma del 1867, porporato emblematico, fedelissimo a papa Pio IX.

Iniziato al sacro fuoco dell'arte quando da studente di giurisprudenza per pagarsi agli studi universitari lavorava come cantante nei locali e per caso decise di iscriversi a un corso di teatro alla Sapienza di Roma, l'attore di Febbre da cavallo ha confessato di subire molto il fascino dei santi: “Mi intriga conoscere i loro dissidi, le vicissitudini che li hanno portati all'onore degli altari – ha detto in una intervista ad A Sua Immagine (8 novembre) –. 

In questo periodo sono molto incuriosito da Sant'Ignazio di Loyola”. Di San Filippo Neri, invece, ha detto di apprezzare il suo “desiderio di esternare, di stare in mezzo alla gente” di essere insomma “un santo gioiosamente vissuto in carità”.

Ma il suo rapporto con la fede? “È evidente che facendo questi film sono venute fuori un po' di cose legate alla mia vita: il ricordo è quello dell'oratorio, poi ci sono stati gli allontanamenti. Continuo a pensare che Gesù sia stata la figura più rivoluzionaria della storia. Diciamo che negli ultimi anni si sono intensificate in me alcune domande. Penso più spesso al trascendente”.



Da bambino, aggiunge poi, per un po' di tempo aveva anche pensato di farsi prete: “facevo il chierichetto nella ma parrocchia al Tufello e sapevo a memoria tutta la messa in latino. Non importava che capissi poco, sentivo il fascino della liturgia, della tonaca. La mia povera mamma ripeteva spesso: 'Farà quel che il Signor vorrà!”.

Che definizione darebbe di Dio? “Credo che evangelicamente lo si possa trovare sempre dalla parte di coloro che sono ultimi, poveri, deboli e indifesi. Ma non proverei mai a definirlo, per carità!”.




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