mercoledì 29 ottobre 2014

L’umiltà: Virtù dei Figli di Dio

“Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: la prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà” (S. Agostino)

La frase di Agostino d’Ippona, sopra riportata, ci introduce al tema di oggi: l’umiltà. Perché è la virtù del Figlio di Dio, innanzitutto. Egli non ha avuto paura di mostrarsi debole e bisognoso. Da Dio che era, si è fatto uomo per noi. E si è fatto umile per venire incontro a noi.

Per molti tra i Padri, i Santi e i Dottori della Chiesa, l’umiltà è la radice e la madre di tutte le virtù. San Gregorio Magno diceva che tutte le virtù, senza l’umiltà, si seccano e non resistono. Sant’Antonio da Padova la raffronta a un fiore, poiché, alla maniera di un fiore, ha la bellezza del colore, la soavità del profumo e la speranza del frutto. “Quando vedo un fiore – scrive Antonio – spero nel frutto; così quando vedo un umile, io spero nella sua beatitudine celeste”.

Essa non è umiliazione, il disinteressarsi di se stessi o il non vantarsi. Non è neppure modestia. Non è il sottomettersi agli altri come frutto di una pratica ascetica fine a se stessa ma neanche un atteggiamento remissivo e passivo, di chi non sa, di chi ha paura o di chi teme. In realtà, l’umiltà è la virtù dei forti. Dei forti in senso cristiano, naturalmente. Il famoso filosofo tedesco Nietzsche direbbe che noi cristiani siamo deboli perché esaltiamo delle virtù servili, quali l’umiltà e l’obbedienza, che in realtà ci renderebbero schiavi e repressi. In verità, noi vogliamo semplicemente vivere l’umiltà come l’ha vissuta il Signore Gesù. Ecco perché essa è la virtù dei forti. La fortezza in senso cristiano non vuol dire sopraffazione e potere, ma servizio e offerta di sé. Vuol dire costanza nel perseguire il bene anche nelle difficoltà. Come ha fatto Gesù di Nazareth.

Per la persona umile poi, confrontarsi con la grandezza di Dio è causa di esultanza e letizia, anzi, l’unico motivo di autentico giubilo. È pur vero che, mettendoci davanti a Lui, scopriamo la nostra manchevolezza e piccolezza, ma la nostra condizione di creature bisognose di un Salvatore, lungi dall’essere occasione di sconforto, è sorgente di intimo gaudio. L’umiltà è una luce che ci fa scoprire la nostra identità più profonda, quella di creature capaci di dialogare con il Creatore, e di accettare la dipendenza da Lui con completa libertà. In ultima analisi, l’umiltà ci apre così a una relazione vera con Dio e con i fratelli. Ci mette al posto giusto nell’ordine della creazione.

Per la tradizione biblica è il cuore la sede dell’umiltà. Come il cuore regola la vita del corpo, così l’umiltà regola la vita dell’anima. Se essa vien meno, va in rovina l’intero edificio delle virtù. Ma come mantenersi umili? Attraverso la frequentazione della Parola di Dio e la preghiera personale. La preghiera ci porta all’umiltà perché essa ci fa conoscere e camminare nella comunione personale con Cristo, esponendo davanti a Lui la nostra vita quotidiana, le nostre riuscite e i nostri fallimenti, le nostre fatiche e le nostre gioie. La preghiera è un semplice presentare noi stessi davanti a Lui. Per quello che siamo. Senza ipocrisia e nella verità.

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Rete Cattolica – Ufficio Stampa
Art Director – Antonio Cospito
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