domenica 28 settembre 2014

Mira Awad, il coraggio di cantare la pace tra Israele e Palestina


Una bella voce, una chitarra acustica e una conchiglia. Tanto basta per fare musica a Mira Awad. Figlia di un palestinese cristiano che vive in Israele e di una bulgara, ha scelto di unire il proprio talento artistico all’impegno civile, cantando il desiderio di pace e dialogo tra israeliani e palestinesi.

MIRA AWAD: ”Quando qui accade qualcosa di brutto, la gente si chiude in dei bunker e si relazione solo con se stessa e non riesce a vedere gli altri. Per me, invece, soprattutto nei momenti difficili, voglio stare fuori, non voglio rifugiarmi in un bunker, voglio vedere l’altro, voglio aprire un dialogo con l’altro e dirgli: ‘Cosa fai? Cosa stiamo facendo? Cosa succede qui? Forza! Tendimi la tua mano!’ ”.

Attrice e cantautrice, oltre che cantante, la musica di Mira Awad unisce le sonorità arabe con i ritmi orecchiabili della world music. Canta in arabo e in inglese. “Balawan” e’ uno dei suoi brani piu’ famosi: racconta di un acrobata, che rifugge da schemi e categorie e cerca di essere soprattutto se stesso.

M. A. :”Essere una donna, in una società sciovinistica, essere araba all’interno della società israeliana: tutte queste cose, in un certo senso, ti allenano a camminare su una corda molto stretta e ti insegnano a trovare te stessa, le tue certezze, i tuoi obiettivi”. Appena rientrata da un tour in Italia, Mira Awad fa concerti all’estero (Stati Uniti, Spagna, Gran Bretagna…) e canta spesso in duo con l’artista israeliana Noa. Ma si esibisce volentieri in acustico anche in piccoli club di Tel Aviv, davanti a un pubblico di ebrei, arabi e internazionali.

Mira Awad è impegnata anche in progetti benefici ed educativi con bambini e ragazzi, convinta che i valori del dialogo si imparano fin da piccoli.

M. A. :“Dobbiamo dare a bambini e ragazzi la possibilita’ di scegliere. Bisogna che apriamo le loro menti all’idea che ci sono altre persone al mondo, che forse sono nati diversi da loro, ma devono accettarli e devono imparare a vivere con loro”.

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Rete Cattolica - Ufficio Stampa
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